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Valdastico. A Pedescala 82 rintocchi ricordano le vittime dell’eccidio, causato dalla follia partigiana.

Una toccante cerimonia è quella che si è svolta ieri in ricordo delle vittime di Pedescala, Forni e Settecà durante la commemorazione dell’eccidio del 30 aprile 1945. La sofferenza per una tragedia impunita che ha ancora dei particolari controversi, sebbene ormai definita nelle linee generali, è la pesante eredità che gli abitanti delle tre frazioni di Valdastico si portano dietro da 70 anni e che ha reso la celebrazione particolarmente sentita e solenne. Il 30 aprile del 1945, mentre le truppe tedesche sono in ritirata lungo la vallata, vengono attaccate da un gruppo di partigiani. Sei soldati tedeschi rimangono uccisi, mentre i partigiani fuggono tra i boschi. Ha il via così la rappresaglia: non riuscendo a trovare i responsabili i tedeschi decidono di massacrare la popolazione civile di Pedescala, e poi quella di Forni e Settecà. Nella strage vengono barbaramente uccise 82 persone, tra cui 8 donne, il parroco e un bambino di 5 anni. Dopo la ritirata della colonna tedesca, il 2 ...

25 aprile. Non chiamateli eroi: ricordiamo le ausiliarie uccise dai partigiani dopo che si erano arrese.

Amodio Rosa:  23 anni, assassinata nel luglio del 1947, mentre in bicicletta andava da Savona a Vado. Antonucci Velia:  due volte prelevata, due volte rilasciata a Vercelli, poi fucilata. Audisio Margherita:  Fucilata a Nichelino il 26 aprile 1945. Baldi Irma:  Assassinata a Schio il 7 luglio 1945. Batacchi Marcella  e  Spitz Jolanda:  17 anni, di Firenze. Assegnate al Distretto militare di Cuneo altre 7 ausiliarie, il 30 aprile 1945, con tutto il Distretto di Cuneo, pochi ufficiali, 20 soldati e 9 ausiliarie, si mettono in movimento per raggiungere il Nord, secondo gli ordini ricevuti. La colonna è però costretta ad arrendersi nel Biellese ai partigiani del comunista Moranino. Interrogate, sette ausiliarie, ascoltando il suggerimento dei propri ufficiali, dichiarano di essere prostitute che hanno lasciato la casa di tolleranza di Cuneo per seguire i soldati. Ma Marcella e Jolanda non accettano e si dichiarano con fierezza ausiliarie dell...

18 febbraio 1947. Bologna e il “Treno della vergogna”

La domenica del 16 febbraio 1947 da Pola partirono per mare diversi convogli di esuli italiani con i loro ultimi beni e, solitamente, un tricolore. I convogli erano diretti ad Ancona dove gli esuli vennero accolti dall'esercito a proteggerli da connazionali, militanti di sinistra, che non mostrarono alcun gesto di solidarietà. Ad accogliere benevolmente gli esuli ci furono tre uomini, dei quali due con la fisarmonica, che cominciarono a cantare vecchie canzoni istriane: questi erano esuli precedentemente sbarcati e che avevano combattuto nella resistenza italiana. La sera successiva partirono stipati in un treno merci, sistemati tra la paglia all'interno dei vagoni, alla volta di Bologna dove la Pontificia Opera di Assistenza e la Croce Rossa Italiana avevano preparato dei pasti caldi, soprattutto per bambini e anziani. Il treno giunse alla stazione di Bologna solo a mezzogiorno del giorno seguente, martedì 18 febbraio 1947. Qui, dai microfoni di certi ferrovieri sindac...

Settimo Milanese. La targa per le foibe divelta e profanata: era lì da sole 12 ore

A Settimo Milanese la stele per i martiri istriani e giuliani non resiste nemmeno una notte. La denuncia di Forza Italia: "La sinistra non vuole ricordare". Ha avuto vita breve, la targa in memoria delle vittime delle foibe posizionata ieri a Settimo Milanese . Nemmeno dodici ore dopo il posizionamento, la stele collocata da un esule istriano in piazza della Resistenza nel comune dell'hinterland meneghino è stata divelta e sottratta sparendo nel buio della notte. A denunciarlo è Ruggiero Delvecchio , consigliere comunale di Forza Italia: "Purtroppo la targa divelta è l'ennesimo atto incivile contro chi porta ancora i segni di quella tragica pagina della storia Italiana. È l’ennesima dimostrazione che c’è una parte della sinistra che non vuole ricordare i martiri, nascondendo le responsabilità materiali e ideologiche di quegli atti." Nella giornata di ieri, in cui ricorreva il giorno del Ricordo , si era tenuta una commemorazione alla presenza d...

Foibe, la sinistra continua ad infangare i martiri

Pisapia diserta la cerimonia, la Boldrini organizza la commemorazione mentre i deputati sono impegnati in Aula e c'è chi si dissocia dal ricordo. La sinistra perde il pelo ma non il vizio. Quando si tratta delle foibe , la recidiva è una costante. Reticenze e silenzi imbarazzati quando va bene, negazionismo aperto e insulti nei casi più clamorosi. Da quando, nel 2004, è stato istituito il giorno del Ricordo , con cui si celebra la memoria dei martiri delle foibe e delle vittime dell'esodo forzato da Istria, Venezia Giulia e Dalmazia , il revisionismo ha una data fissa: il 10 febbraio. Ogni anno la stessa storia: nelle foibe sono stati buttati i fascisti e i tedeschi e "comunque prima della fine della guerra sono stati uccisi anche un sacco di jugoslavi". Quando si fa notare che a venire ammazzati furono anche migliaia di civili, obiettivi di una barbara operazione di pulizia etnica, la risposta è un'alzata di spalle. Non solo perché i responsabili dell...

Foibe. Giornata del ricordo. Vite negate, massacri, falsità. Anche la verità fu infoibata

Oggi la "Giornata del ricordo" per celebrare gli italiani cacciati e uccisi da Tito dopo la guerra. Una tragedia che nella gerarchia del dolore sta sempre dietro le vittime delle dittature fasciste. Cos'era accaduto sulle coste orientali italiane dell'Adriatico dopo la guerra? Niente di rilevante, avrebbero voluto rispondere chi governava l'Italia e chi da sinistra faceva l'opposizione.  Soltanto un nuovo confine segnato con un tratto di penna sulla carta geografica dell'Europa. Vite negate. Amori, amicizie, speranze sconvolte, sentimenti calpestati, che per pudore, in silenzio, lontano da occhi inquisitori, l'esule arrivato dall'Istria, dalla Dalmazia, da Fiume chiudeva nel dolore, forse sperando che questo dignitoso comportamento lo aiutasse ad essere accolto da chi non ne gradiva la presenza. Si chiudeva così il cerchio dell'oblio, e una pesante coltre di omertà si distendeva sopra le sconvenienti ragioni degli sconfitti. La Storia ...

L'innocente genio dell'Alfa ucciso dai partigiani rossi

Il dirigente Ugo Gobbato non era per nulla fascista e tutti lo sapevano. Ma questo non bastò a salvarlo dai killer, che poi vennero amnistiati. L'ennesimo omicidio dimenticato. Una delle tante croci senza memoria nei giorni della Liberazione. I balli, i canti, le bandiere rosse delle formazioni partigiane. La scuola ci ha trasmesso tante immagini di quell'epopea, ma non ci ha raccontato tutto. Soprattutto le prove sul campo di lotta di classe, mischiate ad una giustizia sommaria. È la giustizia sommaria che toglie di mezzo l'ingegner Ugo Gobbato. Siamo a Milano, a due passi dalla vecchia Fiera. E siamo, sul calendario, al 28 aprile, lo stesso giorno in cui a Giulino di Mezzegra viene falciato il Duce. Ugo Gobbato però non è un fascista, è un tecnico di prim'ordine, il direttore generale dell'Alfa Romeo, vanto del Paese e, si direbbe oggi, del made in Italy. Niente da fare. Alle 9.30 del mattino un commando entra in azione in viale Duilio. Lui è a piedi e sta ...