“Erano partigiani delle brigate Garibaldi, con i fazzoletti rossi al collo. C’era un casolare poco distante. Urlavano. All’improvviso apparvero i morti, saranno stati sessanta, settanta cadaveri, a mucchi sparsi. Contro i muri della casa erano allineati altri ragazzi come noi e i partigiani a gruppetti gridando e spingendo li ammucchiavano e li fucilavano. Ci misero in fila accanto ad altri che si pisciavano addosso e ci cacavano sotto, letteralmente dalla paura. I fucilatori partivano dalla destra della fila e cominciavano a falciare. Qualcuno non moriva subito e scappava via con un braccio o una gamba a brandelli urlando – mamma, mamma e quelli lo inseguivano e lo stendevano: uno di loro, sempre lo stesso, con un berrettino verde e la sigaretta in bocca, dava il colpo di grazia. C’era puzza di merda e odore forte di sangue. Me ne stavo appoggiato al muro. Accanto a me, dopo di me rispetto alla direzione dei fucilatori, c’era Angelo, che mi disse: - a 18 anni! - Sta zitto, risp...